Giro d'Italia 2026 - tappe abruzzesi

Cima Mammarosa Pretoro CH

Da venerdì 15 maggio 2026 a sabato 16 maggio 2026

L'Abruzzo si conferma una delle regioni protagoniste del Giro d'Italia 2026 (l'edizione numero 109), ospitando due frazioni spettacolari che promettono di essere tra i momenti chiave della prima metà della corsa.

 

Il Gigante della Majella: La Formia – Blockhaus

Venerdì 15 maggio 2026

Non è solo una tappa, è un viaggio infinito di 246 chilometri. Quando i corridori lasceranno il mare di Formia, sapranno di andare incontro a una giornata "vecchio stile", una di quelle che restano nelle gambe per mesi.

L’ingresso in Abruzzo è un crescendo di solennità. Superato Castel di Sangro, la strada inizia a mordere. Si sale verso Roccaraso, tra foreste di faggi e altipiani che sembrano non finire mai, per poi scivolare verso il Passo San Leonardo, all'ombra della maestosa Majella. Ma tutto questo è solo il preludio.

Il vero mostro si sveglia a Roccamorice. Da qui parte l'ascesa al Blockhaus, il versante più crudele, quello che non concede respiro. Immagina i corridori, minuscole macchie di colore contro il grigio della roccia e il verde cupo dei pini mughi. Le pendenze superano il 10% e l'aria si fa sottile. Non ci sono tattiche che tengano: qui conta solo il cuore e quanto sei disposto a soffrire. Mentre i tifosi urleranno i nomi dei campioni tra i tornanti stretti, il Blockhaus deciderà chi può davvero sognare la Maglia Rosa a Roma e chi, invece, dovrà deporre le armi. Arrivare in cima, tra le rovine delle vecchie caserme e il vento che sferza la vetta, sarà un atto di pura resistenza.

 

Tra i Borghi e il Mare: La Chieti – Fermo

Sabato 16 maggio 2026

Dopo l’epica del giorno prima, il Giro cambia volto, ma non anima. La carovana riparte dall’eleganza di Chieti, la "città sulla collina", con il suo belvedere che spazia dal Gran Sasso all'Adriatico. È una partenza che sa di adrenalina e sudore asciugato.

Il percorso si snoda come un nastro nervoso tra le colline teatine e teramane. Non c'è un metro di pianura vera: è un continuo saliscendi tra borghi medievali sospesi nel tempo, dove la gente si riversa in strada con le bandiere rosa ai balconi. È la tappa dei "muri", quelle rampe brevi ma violentissime che spezzano il ritmo e incendiano i polmoni.

Mentre la corsa scivola verso nord, lasciandosi alle spalle l'Abruzzo per entrare nelle Marche, il paesaggio diventa un acquerello di uliveti e vigne. È una caccia all'uomo: i velocisti cercheranno di resistere, i "finisseur" studieranno il momento esatto per scattare e sorprendere il gruppo. È il ciclismo del coraggio e dell'astuzia, dove ogni curva può nascondere l'imboscata decisiva. La tappa si chiuderà a Fermo, ma l'eco della battaglia tra le colline abruzzesi risuonerà ancora a lungo.