Il cuore di Sulmona, Piazza Garibaldi, si trasforma in un immenso anfiteatro di sguardi e respiri sospesi. Qui, ogni domenica di Pasqua, va in scena un dramma che si consuma in pochi, frenetici secondi: il passaggio dal lutto alla gioia assoluta.
Tutto ha inizio nel silenzio teso di una piazza che attende. Da un lato il Cristo Risorto aspetta sotto gli archi dell'acquedotto; dall'altro, la Madonna, chiusa nella chiesa di San Filippo, indossa un mantello nero che sembra assorbire tutta la luce del mattino. È una madre chiusa nel suo dolore, che inizialmente non crede all'annuncio dei santi Pietro e Giovanni. Esce con passo lento, quasi timoroso, trascinando il peso della sua perdita.
Poi, l'istante magico. A metà della piazza, gli occhi della statua sembrano finalmente incrociare quelli del Figlio. In quel momento, con un meccanismo invisibile e perfetto, il velo nero cade via come un’ombra che si dissolve al sole, rivelando uno splendido abito verde speranza ricamato d'oro. Una rosa rossa appare tra le sue mani e dodici colombe si levano in volo, squarciando l'azzurro del cielo.
È qui che il rito si trasforma in estasi: i portatori rompono il passo e si lanciano in una corsa folle, quasi disperata, verso il Cristo. Il rumore dei mortaretti e il suono delle campane si fondono con le urla della folla, mentre la statua oscilla pericolosamente in un movimento che toglie il fiato. In quella corsa non c'è solo folklore, ma il battito del cuore di un'intera città che legge nel successo della "scappata" il presagio di un anno fortunato.


